Pubblicato da: ultimavestale | agosto 31, 2011

Ditemi qualcosa di carino

La novità è che da un mese comincio a visualizzare me che passo l’ultimo esame.

La notizia negativa è che riesco sempre a trovare un ostacolo. Questo appello è la tesi (e relatore soprattutto): sinceramente non riesco a gestire studio matto e tesi insieme, così ho deciso che adesso chiudo il capitolo tesi.

All’esame mi presento lo stesso, ma più per non non dare all’occhio, tanto non lo passo, visto che non studio. E’molto sconfortante, comunque. La notizia positiva è che se m’impegno a chiudere il capitolo tesi, poi niente e nessuno mi può ostacolare. Ho deciso così!

Nel frattempo però, per essere sicura che sarà davvero così,che nulla più mi stravolgerà l’umore, prenoto lo psicologo. Che amarezza in queste parole. Ma non approfondirò ora questo argomento. Domani insieme a Fidanzato chiamerò questo analista, raccomandatomi da una persona veramente amica, che chiamerò Stella, perchè ha un animo positivo che brilla, nato nel buio profondo. Ed è anche un punto di riferimento per me, in questo periodo nero.

Ho trovato questa poesia di Pasolini e mi ha fatto pensare a un tema non insolito. Il pensiero “ma come fai a essere così infame” ma soprattutto “ma tua madre non ti dice niente???”. Con il tempo ho scoperto sulla mia pelle che la mia domanda non ha senso, come risponde Pasolini qua sotto: “vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri!”. La madre di un’ex mia amica, un tempo una delle migliori, di me diceva “non è normale, ha dei problemi!” del tipo rotelle fuori posto. Gentile…considerato che non l’avevo mai vista, si affidava ai racconti della figlia. Quanto ci son rimasta male, quando l’Ex amica se l’è fatto sfuggire… La madre dell’altra Ex-migliore amica, la Numero2, ecco, diamo loro dei nomi,  è rimasta di sasso a vedermi alla laurea della figlia. Ci ho spesso pensato, a cosa volesse dire: ho sempre pensato fosse perchè a casa doveva aver sempre sentito racconti che esprimevano antipatia e impietosità verso di me, e non si aspettava che quindi partecipassi ai festeggiamenti. Solo io non ho mai raccontato a casa delle mie amicizie: erano la mia vergogna, e certo non potevo rivelare ai miei deliziosi genitori ch’ero una zerbina e che mi lasciavo dire certe cose alle spalle per il quieto vivere. Anche perchè dirlo a voce alta avrebbe significato ammettere che quello era il meglio delle amicizie che avevo, una verità che non avevo voglia di accettare.

“Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini”.


Ma chi legge sa che c’è già stato il lieto fine, se si può chiamare così: il suffisso “ex” indica che mi sono liberata da dei legami che, evidentemente, soffrivano di una sorta di malsopportazione nei miei confronti. Per portare avanti un’amicizia del genere si fa finta di non vedere tante volte, ma…l’ultimo dei piccoli tradimenti mi ha shockato: in un momento buio in cui mi ero inimicata molte persone di un gruppo che frequentavo, ho scoperto che le stesse 2 amiche erano coinvolte in quel contesto, divertite, a poter parlar male di me con qualcuno di diverso. E senza dirmi niente, senza farmi capire nulla. Amicizia? Beh, non corrisponde esattamente alla mia idea! Galeotto, per la mia scoperta, fu facebook, e il fatto che un furbone abbia poi cancellato quelle tracce non vuol dire che non le abbia incise a fuoco sulla pelle. Indimenticabili.
Ci sono persone che non ti sono amiche, ombre che ti buttano addosso un mantello d’odio e falsità, ma che son difficili da riconoscere perchè, per gretta sopravvivenza, devono nascondersi ai tuoi occhi. Ma appena le scorgi, liberatene.

ORA, DITEMI QUALCOSA DI CARINO!


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